LA STORIA DI VERMIGLIO

(Average 0 of 0 Ratings)

LA STORIA DI VERMIGLIO: le origini | Vermiglio e il Principato Vescovile | Vermiglio nell’impero Austroungarico | Vermiglio e la Grande Guerra | Tra le due guerre | Ancora guerra ed emigrazione |
Verso il nuovo Millennio: la rivoluzione turistica |

Le origini

Il paese di Vermiglio è formato dalle tre frazioni di Cortina, Fraviano e Pizzano, attualmente quasi impossibili da identificare in seguito allo sviluppo urbanistico ma un tempo ben definite e quasi da considerare quasi tre piccole comunità autonome. Sorte  presso gli omonimi rivi (non solo naturali prese d’acqua ma anche prese di forza per opifici vari) strette intorno alle proprie chiese rispettivamente di San Pietro, la patronale di Santo Stefano e Santa Maria (DEFLORIAN Quinzio, Storia di un organo, Vermiglio 1993; DEPETRIS Celestino, Vermiglio. Il sacro, l’arte, la comunità, La grafica, Mori 2001; La Via Crucisnella chiesa di S. Stefano a Vermiglio, a cura di Ierma Sega, fotografie di Aldo Fedele, Vermiglio 2000) e ai propri caseifici turnari, le tre frazioni originarie sono state affiancate negli ultimi decenni del secolo scorso dalle zone residenziali di Borgo Nuovo e Dossi nonché dell’agglomerato turistico del Passo del Tonale.

Scavi archeologici effettuati nel 2003 (in attesa di approfondimento e valorizzazione) promossi dall’archeologo locale dott. Alberto Delpero, hanno permesso di delineare una traccia circa i presunti primi abitatori della zona.

Sebbene documentata in Val di Sole ma privi di una storiografia locale, della presenza romana non resta che traccia nei toponimi (I nomi locali dei comuni di Ossana e Vermiglio, a cura di Lydia Flöss, Trento 2010): Vermiglio, (in dialetto Verméi) sembra abbia origine dal latino armilla, anello, braccialetto.

Documenti che attestano la presenza umana e di un’economia che la giustifichi (oltre a quelle facilmente intuibili della pastorizia e della cacciagione) sono quelli inerenti lo sfruttamento delle miniere di ferro del monte Boai. Un’industria estrattiva e di lavorazione del metallo è strettamente legata al combustibile necessario per il funzionamento delle fucine, nella fattispecie il legno. Pertanto non è da considerarsi secondaria un’economia imperniata sullo sfruttamento delle ricche foreste della Val Vermiglio: oltre al legname da opera, le numerose aial (piazzole) dei carbonai presenti sul territorio sono testimonianza della notevole produzione di carbone vegetale.

Vermiglio e il Principato Vescovile

L’ambigua figura di un principe-vescovo è il risultato di una politica di compromesso a cui si giunge nel 1004 tra potere secolare e religioso: lo strategico passo del Brennero e l’area alpina adiacente, era interesse comune del Papa e dell’Imperatore che restassero zone neutrali, da qui la creazione di un feudo da porre nelle mani di un principe che in forza dell’investitura religiosa non creasse una dinastia. Questa formula istituzionale la troviamo a Bressanone e a Trento. Nel contesto del Principato Vescovile di Trento, che ricalcando i precedenti confini del ducato trentino di origine longobarda comprende i territori dell’attuale Trentino e di parte dell’Alto Adige, si sviluppa anche la comunità di Vermiglio.

Poco sappiamo del periodo medievale ma è certa la presenza di persone già capaci di accumulare consistenti ricchezze: ne è un esempio Domenico de Marzi, fondatore dell’ospizio San Bartolomeo al Passo del Tonale.

La vicinanza con l’importante valico del Tonale ha sempre caratterizzato Vermiglio come porta di accesso al Trentino Occidentale. L’attuale confine regionale con la Lombardia ha assunto nel passato valenza strategica, sia militare che economica. In particolare il flusso di merci suggerì l’istituzione di tariffe doganali, il dazio, con l’erezione di un palazzo ad esse preposto. L’edificio è tuttora esistente e conosciuto come el Dazi. Questo esercizio tributario era curato da persone in possesso di un certo grado d’istruzione e di cultura, spesso provenienti da fuori paese: gli affreschi (andati ora perduti) rinvenuti presso casa Gobi a Fraviano ne sono un esempio.

Una fotografia di discreta nitidezza della vita nella Vermiglio del Cinquecento la offre la Carta di Regola, una sorta di statuto concesso a partire dal 1400 dal Principe Vescovo alle varie comunità trentine, non senza un cospicuo tributo di sangue al termine di violente rivolte (Carte di regola della comunità di Vermiglio nel secolo XVII. Manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale di Vermiglio, trascrizione e commento di Fortunato Turrini, Centro Studi per la Val di Sole, Malé 1989).

La Guerra di Successione alla corona spagnola (1700-1713) vede impegnato anche il Principato Vescovile. Vermiglio che basa la sua economia su un’eterogenea produzione agricola di sussistenza ne rivede gli aspetti, introducendo in questo periodo un più massiccio allevamento di bovini.

Vermiglio nell’impero Austroungarico 

Le turbolenze napoleoniche portarono alla secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento e con la Restaurazione la Regione, dopo una breve comparsa nel Regno d’Italia, fu assegnata nel 1815 all’Impero asburgico, quale parte della contea del Tirolo, con capitale Innsbruck.

Le guerre d’indipendenza e di unificazione italiana indussero i comandi asburgici ad una politica di fortificazione e arroccamento lungo i confini trentini. Ne fu interessata anche la zona di Vermiglio, che nella seconda metà del 1800 vide l’apertura del nuovo tratto della strada imperiale Fucine-Passo Tonale (l’attuale S.S. n. 42) e la costruzione della ridotta di sbarramento forte Strino.

In quegli stessi anni si compiva la pacifica e romantica conquista delle più alte vette della catena alpina. Pionieri dell’alpinismo furono inglesi e tedeschi. Nell’agosto del 1864 William Douglas Freshfield compiva la prima ascesa della Presanella (LONGHI Felice, El refugio. Storia e storie del rifugio Stavel “Francesco Denza”, prefazione di Silvia Metzeltin, Editrice Rendena, Tione 2009).

Le opere di irrobustimento militare della linea difensiva di confine furono potenziate in seguito, nei primi anni del secolo scorso con l’erezione dei forti Saccarana, Presanella e Mero e da un sistema di trincee e postazioni in alta quota (BERTOLINI Daniele, La prima guerra mondiale sui monti del Tonale. Storia, luoghi, itinerari, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2007).

La necessità di mano d’opera nelle opere militari diede favorevole impulso all’economia edilizia del paese. Proprio il figlio di un imprenditore edile di Vermiglio, diventerà un rilevante esponente della letteratura romantica tirolese: si tratta di Bartolomeo Del Pero (1850 – 1933). Nato a Pizzano, dopo infanzia e gioventù trascorse nel paese natio, si arruola nella gendarmeria e trasferitosi a Innsbruck si innamora della lingua tedesca. Sarà il classico cantore patriota ed al termine del primo conflitto mondiale il suo esasperato nazionalismo lo terrà per sempre lontano da Vermiglio, in un volontario esilio (La mia patria è l’abetaia: antologia poetica e narrativa dell’opera di Bartolomeo Del Pero, a cura di Alberto Delpero e Anna Panizza, Nitida Immagine, Cavareno 1997).

Nonostante personaggi del calibro del Del Pero siano esempio di incrollabile fede nei confronti dell’Imperatore, è tuttavia indubbia una certa malafede austroungarica nei confronti dei sudditi di lingua italiana. Sebbene presenti in Trentino correnti decisamente filoitaliane, a Vermiglio la repressione della gendarmeria imperiale  si manifestò con arresti preventivi dettati più dalle dicerie e dalle delazioni che da una reale attività sovversiva.

Arrestati ed internati nel lager di Katzenau, una località nel comune di Lienz, furono dunque anche ventuno vermigliani: diciannove uomini nonchè due donne: Maria Veronesi e la maestra elementare Alma Panizza, quest’ultima forse l’unica convinta irredentista (SERRA Emilio, Katzenau, Centro culturale di Vermiglio, Vermiglio 1988)

Vermiglio e la Grande Guerra

Oltre ai giovani ed ai richiamati sotto le armi che persero la vita al fronte, del corso del primo conflitto mondiale un ricordo doloroso lo conserva l’intera comunità di Vermiglio. Nel 1915 dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia  iniziarono le ostilità anche nella zona del Passo Tonale e le autorità asburgiche ordinarono l’evacuazione del paese. Avvisati con soli due giorni di anticipo, i vermigliani lasciarono così il paese con destinazione Mitterndorf, un piccolo villaggio ad est di Vienna, al confine con l’Ungheria. Qui furono alloggiati in un lager di baracconi di legno insieme a centinaia di altri sventurati trentini, provenienti da analoghe zone di confine.

Durante il forzato soggiorno nella città di legno le molteplici privazioni e l’imperversante febbre spagnola elevarono il tasso di mortalità infantile e senile fra i profughi.

Verso il termine del conflitto i vermigliani rientrarono scaglionati, ospitati in case private in Val di Non, Val di Pejo e Rabbi ed in alcuni paesi della Val di Sole. Nel frattempo Vermiglio veniva distrutto dai bombardamenti (SERRA Emilio, Piccola storia di Vermiglio, Andreis, Malé 1987).

Con la desolante visione del paese raso al suolo crollava definitivamente anche l’Impero Asburgico e la sconfitta comportò un nuovo cambio di bandiera per il territorio trentino: questa volta sarà il tricolore italiano a sventolare a Trento.

Tra le due guerre

Il difficile momento post bellico poneva i vermigliani in estreme difficoltà economiche che indusse molte famiglie ad abbandonare il paese per cercar fortuna oltreoceano.

Sarà questa un’imponente ondata migratoria che avrà come meta le due Americhe: come si ebbe a scrivere cinquant’anni dopo, anche molti emigranti vermigliani furono attratti dal mito delle strade lastricate d’oro. Per poi scoprire che le strade non erano lastricate d’oro, anzi non erano affatto lastricate: lastricarle era compito loro.

Per molti l’esperienza in Merica fu il definitivo abbandono del paese natio, per altri l’occasione di accantonare piccole somme da investire in qualche attività al rientro a Vermiglio o semplicemente per crearsi una famiglia.

Intanto la nascente industria pesante lombarda progettava lo sfruttamento della forza idrica delle montagne al fine di placare un’insaziabile fame di energia. Le opere necessarie alla realizzazione di quella che è stata definita una colonizzazione idroelettrica diedero sollievo all’economia locale per la forte richiesta di manodopera, specialmente di minatori. Tuttavia il prezzo in vite umane pagato dalla comunità di Vermiglio fu elevatissimo: la silicosi e gli incidenti in galleria ne uccideranno di più delle due guerre mondiali. (Lingére. Testimonianze di lavoro nei cantieri idroelettrici della Val di Peio, a cura di Daniele Bertolini, Alberto Delpero, Felice Longhi, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2006).

Ancora guerra ed emigrazione

Il suolo europeo non ancora completamente asciutto del sangue versato nel primo conflitto mondiale, nel giro di pochi decenni si accingeva ad esserne nuovamente inondato.

Partirono e patirono ancora i vermigliani, questa volta con la divisa degli alpini: li troviamo in Albania, Grecia, Francia e nelle steppe russe. Per molti non ci fu ritorno, per altri la triste sorte della prigionia (Ricordare misérie. Testimonianze di alpini vermigliani nella seconda guerra mondiale, a cura di Daniele Bertolini, Alberto Delpero, Felice Longhi, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2004).

Al termine della seconda guerra mondiale ripresero i lavori nei cantieri idroelettrici con le conseguenze di cui sopra. Intanto la nuova crisi economica post bellica offrì la solita misera alternativa: l’emigrazione.

Le nuove Meriche questa volta furono principalmente l’Australia ed il Cile. La prima necessitava di manodopera da cantiere, la seconda garantiva terra da coltivare: entrambe significarono soverchianti fatiche.

L’esperienza cilena fu addirittura disastrosa per alcuni: venduto ogni cosa a Vermiglio per la nuova avventura, si ritrovarono in una terra sassosa, improduttiva che ben presto prosciugò i miseri risparmi e costrinse ad un amaro e mortificante rientro in patria.

Per gli esclusi dalla cerchia dei bacani, ovvero i contadini allevatori, il boom economico dell’Italia del nord degli anni Sessanta offrì nuove opportunità di lavoro, strappandoli così alla precarietà che spesso induceva molti giovani a traffici di contrabbando o alla pericolosa attività di recuperante.

Torino e soprattutto Milano saranno le nuove mete di emigrazione, senza dimenticare la bassa bresciana dove forte era la richiesta di braccianti agricoli. Questa volta saranno anche le ragazze di Vermiglio a fare le valigie per recarsi a fare le serve, ovvero le collaboratrici domestiche, presso le nuove famiglie borghesi di città.

Verso il nuovo Millennio: la rivoluzione turistica

L’industria turistica importata a Passo del Tonale fiorisce negli anni Settanta dando vita ad un nuovo tipo di sviluppo economico e sociale. Si assiste ad un progressivo abbandono della stalla da parte dei piccoli allevatori a cui è offerto peraltro un unico modello di sviluppo zootecnico, alquanto discutibile per l’alta montagna, imperniato sul mito della modernizzazione e dell’industrializzazione del settore. Di fatto viene rotto il secolare e naturale rapporto fra uomo e territorio, facendo così scomparire quelle minuscole attività agricole a conduzione famigliare che potremmo definire unità minime di sussistenza.

L’oggettivo sviluppo economico generato dall’attività turistica e da un’intensa espansione urbanistica ha indicato il settore edilizio ed impiantistico come sbocco economico, permettendo la nascita di notevoli imprese di costruzione, nell’ultimo ventennio disgregatesi in una costellazione di piccole ditte d’artigiani.

Pur riconoscendo i vantaggi e le opportunità offerte dall’industria dell’ospitalità turistica è comunque doveroso sottolinearne le carenze, in primis nell’offerta di lavoro (se non di pura manovalanza, attualmente coperto da personale straniero) e nella sostenibilità ambientale. Dunque fuori dal contesto della rivoluzione economico-turistica di Vermiglio è opportuno ricordare i numerosi operai che hanno lavorato (e lavorano tuttora!) nelle squadre provinciali di sistemazione montana, al piccolo esercito impiegatizio talvolta costretto ad un pendolarismo di valle e ai laureati spesso costretti a rimanere nelle città dove hanno completato gli studi e che hanno dato vita ad una versione locale del fenomeno nazionale conosciuto come fuga di cervelli .

Bibliografia Vermiglio: 

BERTOLINI Daniele, La prima guerra mondiale sui monti del Tonale. Storia, luoghi, itinerari, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2007. 

 Carte di regola della comunità di Vermiglio nel secolo XVII. Manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale di Vermiglio, trascrizione e commento di Fortunato Turrini, Centro Studi per la Val di Sole, Malé 1989.

Confraternita del Sacro Cuore di Maria canonicamente eretta nella chiesa di S. Stefano in Vermiglio ed insieme aggregata all’arciconfraternita del S. Cuore di Maria in Parigi…, Küpper-Fronza, Trento [1871?].

Confraternita del Sacro Cuore di Gesù canonicamente eretta nella chiesa di S. Stefano in Vermiglio con rescritto della r.ma curia di Trento dei 21 ottobre 1870 n° 2923/1423 eccl. ed aggregata alla primaria di S. Maria ad Pineam detta in cappella in Roma…, Küpper-Fronza, Trento [1871?].

DEFLORIAN Quinzio, Storia di un organo, Vermiglio 1993.

La mia patria è l’abetaia: antologia poetica e narrativa dell’opera di Bartolomeo Del Pero, a cura di Alberto Delpero e Anna Panizza, Nitida Immagine, Cavareno 1997.

DELPERO Gino, L’òm de la fontana. Rime dialettali, immagini di Giuseppe Daldoss, Vermiglio 1993.

DEPETRIS Celestino, Vermiglio. Il sacro, l’arte, la comunità, La grafica, Mori 2001.

Forte Strino e le fortezze dell’Alta Val di Sole: il sistema difensivo austroungarico sul fronte del Tonale, Emmedue, Trento c2009.

GIOVANNINI Augusto, Vermiglio. Una storia di confine, Publilux, Trento 2001.

Incendio di Vermiglio, Seiser, Trento [1877].

Inventario dell’archivio storico della Parrocchia di Vermiglio: 1627-1953, a cura della Cooperativa Koinè, Trento 2004.

I nomi locali dei comuni di Ossana e Vermiglio, a cura di Lydia Flöss, Trento 2010.

La Via Crucis nella chiesa di S. Stefano a Vermiglio, a cura di Ierma Sega, fotografie di Aldo Fedele, Vermiglio 2000.

Lingére. Testimonianze di lavoro nei cantieri idroelettrici della Val di Peio, a cura di Daniele Bertolini, Alberto Delpero, Felice Longhi, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2006.

LONGHI Felice, El refugio. Storia e storie del rifugio Stavel “Francesco Denza”, prefazione di Silvia Metzeltin, Editrice Rendena, Tione 2009.

PANIZZA Luigi, Vermiglio ieri e oggi, Nuove arti grafiche, Trento 2005.

PANIZZA Roberta, Le mille porte, Aletti, Villanova di Guidonia (RM) 2003.

Ricordare misérie. Testimonianze di alpini vermigliani nella seconda guerra mondiale, a cura di Daniele Bertolini, Alberto Delpero, Felice Longhi, Comitato Forte Strino, Vermiglio 2004.

SERRA Emilio, Piccola storia di Vermiglio, Andreis, Malé 1987.

SERRA Emilio, Katzenau, Centro culturale di Vermiglio, Vermiglio 1988.

Tonale, Bastetti&Tuminelli, Milano, [1919?].

Val di Sole. Storia, arte e paesaggio, testi di Salvatore Ferrari e Alberto Mosca, schede di Salvatore Ferrari, Alberto Mosca e Katjuscia Tevini, fotografie di Emanuele Tonoli, Temi, Trento 2004.

ZANELLA Giovanni, Dizionario italiano-solandro solandro-italiano della Conca d’Ossana. Varianti fonetiche e lessicali di Vermiglio, Pellizzano, Mezzana e Rabbi: 1556 modi di dire, complemento alle comparazioni lessicali retoromanze del prof. G.B. Pellegrini e dott. Paola Barbierato, Tipografia Alto Adige, 2001.

Cataloghi:

Albino Rossi. Memoria della montagna, Catalogo con testi di Marcello Serra e Valerio Dehò, Esperia, Lavis 2008.

Donald Beachler. A farewell to arms, Catalogo testi di Daniele Bertolini e Fiorenzo Degasperi, Comitato Forte Strino, Vermiglio29 luglio – 3 settembre 2007.

Emanuela Slanzi. Stanze silenziose, Catalogo, Trento 2000(?).

Gian Marco Montesano. Guerra in Vermiglio: immagini di una terra di confine, Catalogo con testi di Daniele Bertolini, Giorgio Dell’Arti, Gian Marco Montesano. Comitato Forte Strino, Vermiglio 27 luglio – 14 settembre 2003.

Hans Bertle. Pitture di guerra dal fronte del Tonale, Catalogo a cura di Daniele Bertolini, Comitato Forte Strino, Vermiglio 19 luglio – 31 agosto 1998.

History. Leonida De Filippi, Catalogo con testi di Marcello Serra, Leonida De Filippi, Paolo Manazza, traduzioni di Ulrike Dubis, Esperia, Lavis 2010.

Marcovinicio. Voglio vedere le mie montagne, Catalogo a cura di Alberto Weber, Trento 1999.

Nicola Samorì. Lapsus, Catalogo con testi di Daniele Bertolini e Sabrina Foschini, Comitato Forte Strino, Vermiglio 23 luglio – 3 settembre 2006.

Pierluigi Pusole. Figli dei monti, Catalogo con testi di Marcello Serra, Marco Tomasini, coordinamento Giordano Raffaelli, Marcello Serra, grafica Giuliano Panaroni e gp-visualdesing.com, Vermiglio 16 luglio -18 settembre 2011.

Stefano Cagol. Atomicwerk, Catalogo con testi di Daniele Bertolini e Ombretta Agrò Andruff, Vermiglio 24 luglio – 18 settembre 2005.

Yuri Rodekin. L’amore per la patria e per l’anima, Catalogo con testi di Fiorenzo Degasperi e Marcello Serra, 2009.

Vermiglio nei secoli XVII e XVIII: un’economia che cambia di Felice Longhi

A cura di:  Felice Longhi